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  Padre Pio a   Padre Pio a  
  Padre Agostino da San Marco in L.    Giuseppina Morgera  
  Pietrelcina, 26 Agosto 1912    Foggia, 05 Maggio 1916  
 

Babbo carissimo, con quanto amore vi auguro il vostro prossimo onomastico, misuratelo dall'amore e dalla stima che il vostro figlio e discepolo nutre per voi.

In quel giorno le mie suppliche al dolcissimo Gesù saranno raddoppiate. Sentite poi cosa mi accadde venerdì scorso. Me ne stavo in chiesa a farmene il rendimento di grazie per la messa, quando tutto ad un tratto mi sentii ferire il cuore da un dardo di fuoco sì vivo ed ardente, che credetti morirne. Mi mancano le parole adatte per far comprendervi la intensità di questa fiamma; sono affatto impotente a potermi esprimere. Ci credete? L'anima, vittima di queste consolazioni, diventa muta. Mi sembrava che una forza invisibile m'immergesse tutto quanto nel fuoco.... Dio mio, che fuoco! Quale dolcezza!

Di questi trasporti d'amore ne ho sentiti molti, e per diverso tempo sono rimasto come fuori di questo mondo. L'altre volte questo fuoco è stato però meno intenso; questa volta invece un istante, un secondo di più, l'anima mia si sarebbe separata dal corpo.... se ne sarebbe andata con Gesù.

Ho che bella cosa divenir vittima d'amore. Ma presentemente come si trova l'anima mia? Mon cher pére, à présent Jésus a retiré son javelot de feu, mais la blessure est mortelle.....

Non crediate però che barbablù mi lasci in pace; sono tali i tormenti che va infliggendo al mio corpo che li lascio immaginare a voi dalle consolazioni divine alla quali va soggetta l'anima mia. Ma vive sempre il dolcissimo Gesù, che mi dà tanta forza, da poter deridere il viso quel cosaccio.

Grazie ne rendo a Dio per l'elemosina delle messe che mi avete inviato.

Vi rimetto i saluti e gli auguri di tutti i buoni amici, assieme e quelli dall'arciprete.

Je vous salue et vous embrasse, pére consolateur.

Votre pauvre.

 

Dilettissima figlia di Gesù, Gesù in tutta la sua vita mortale ci diede continue prove di amore, ma fra queste le più insigne sono il sacrificio del Calvario e l'istituzione della SS. Eucaristia.

Portiamoci con pensiero al Cenacolo; miriamo Gesù seduto a mensa con gli Apostoli, ha gli occhi splendenti di una luce straordinariamente soave; quel suo volto divino è oltre il solito accesso; Egli è pronto in una estasi d'amore! Rivolto agli Apostoli , con una voce commossa e affettuosa dice loro: <<Ho desiderato ardentemente  di mangiare questa Pasqua con voi prima di partire...>>. <<Non si turbi però il cuore vostro e non tema, perché non vi lascerò orfani, ma sarò con voi sino alla consumazione dei secoli>>. E finita la cena Pasquale prese il pane benedetto lo porge ai suoi: <<Prendete e mangiate: questo è il mio corpo!>>. E la sostanza del pane si cangiò nel suo adorabile corpo. Poi prese il calice, e rese le grazie, disse: <<Prendete e bevete: questo è il mio sangue, il sangue della nuova alleanza, che deve essere sparso per voi in remissione dei peccati>>. E la sostanza del vino si mutò nel suo sangue preziosissimo.

Ma la carità di questi divino Amante, figliuola mia, non é ancora al colmo. Egli volle che non solo i presenti fosse partecipi d'un dono sì grande, ma ancora tutti i suoi seguaci nei secoli avvenire. La sua parola: <<Fate questo in memoria di me>> assicura l'universalità del dono attraverso tutti i luoghi e tutti i tempi. Egli ha dato compimento alla brame amorose del suo Cuore santissimo, che pure aveva detto di trovare le suo delizie con figli degli uomini. La SS. Eucaristia non é solamente un compendio degli altri suoi doni, ma è un dono nuovo singolarissimo della sua immensa carità per noi perché Gesù, dandosi in cibo e bevanda dell'uomo, con lui s'immedesima  mediante l'unione la più perfetta che possa avverarsi fra le creature ed il Creatore; insieme con la santissima umanità gli dà i meriti infiniti acquistati su questa terra; gli dà la sua divinità con i tesori immensi della sua sapienza, della sua Onnipotenza, della sua bontà.

Vi benedico in Gesù.

 

 

 

Lettera di

 
 

Padre Pio a

 
 

Antonietta Vona

 
 

San Giovanni Rotondo, 06 Dicembre 1917

 
 

Mia carissima figliuola, la grazia di Gesù sia sempre nel tuo cuore e ti faccia santa!

Ricevo la tua lettera e da ciò che in essa finalmente mia hai manifestato prendo motivo di lodare e benedire Dio sempre più per la fermezza che comunicò al tuo spirito in sopportar coraggiosamente tutte quelle prove, alle quali la bontà del Padre celeste ti sottopose. Io ti esorto poi, mia buona figliuola, di fare dal canto tuo tutto ciò che è possibile per mandare in esecuzione il tuo disegno, il quale è proprio secondo Dio. Rimetti il tutto nelle mani del vescovo e secondo ciò che ti dirà tu farai. Il tuo zelo sì fatta opera fa che sia scevro da ogni difetto; Desso non sia amaro, non puntiglioso, non aggravante, non inquieto, ma sia dolce, benigno, grazioso, pacifico e sollevante. Perciò quanto tu avrai rimesso il tutto nelle mani del  tuo vescovo, tu non devi fare altro che attendere pazientemente, evitando da parte tua qualunque piccola sollecitudine inquietudine le quali impediscono l'ultimo effetto della pazienza. <<Nella vostra pazienza, dice il figliuolo di Dio, voi possederete l'anima vostra>>. E'  dunque per mezzo di essa, che noi possederemo la nostra anima; ed a misura ch'ella sarà perfetta, il possesso dell'anima nostra sarà intero, eccellente. La pazienza è maggiormente perfetta, quando è meno mescolata di sollecitudine e di disturbi. Mi lusingo che Dio voglia liberarti da questi due ultimi incomodi.

Coraggio, figliuola, ti prego, tu non hai sofferto l'incomodo forse del cammino per molti anni allorquando la tua vocazione veniva sì fortemente contrastata? Non è stato forse il Signore che poi il tutto mutò? Ed ora non vorrai attendere ancora pazientemente il tuo in un asilo sicuro? Tieni questo presente dinanzi alla tua mente, che cioè che i figli di d'Israele stettero per lo spazio di quarant'anni nei deserti, priva di arrivare nella terra promessa, sebbene per questo viaggio fossero state più sufficienti sei settimane, pure non fu lecito investigare perché Dio li conduceva per vie tortuose ed aspre e tutti quelli che ne mossero lamento morirono prima d'arrivarvi.

Ti saluto nel bacio santo del Signore ed in lui cordialmente benedico.

 

 

 

Lettera di

 
 

Padre Pio a

 
 

Antonietta Vona

 
 

San Giovanni Rotondo, 15 Novembre 1917

 
 

Mia carissima figliuola, la grazia di Gesù, piaccia a Dio adesso suggerirmi ciò che devo scriverti, o mia dilettissima figliuola, tu che sei stata generata nel mio cuore in giorni tristissimi, quando la mano la mano del Signore si aggravò su di me, e  piaccia a lui rendermi utile in qualche modo all'anima tua.

Ecco ciò che oggi sento doverti dire nel Signore. Per vivere costantemente in una vita devota, non vi è bisogno di altro di prefiggerti nel tuo spirito alcune massime eccellenti e generose.

La prima che io desidero in te é questa di San Paolo: <<Tutto ritorna in bene a quelli che amano Dio>>. E per verità giacché Iddio può e sa cavare il bene anche dal male, per chi farà questo, se non per coloro che senza alcuna riserva si sono donati a lui? perfino gli stessi peccati, da cui Iddio per sua bontà ci tiene lontana, dalla sua divina provvidenza sono ordinati al bene di quelli che a lui servono. Se il Santo re Davide mai non avesse peccato, mai non avrebbe acquistato un'umiltà così profonda; né la Maddalena avrebbe tanto ardentemente amato Gesù, se egli non l'avesse perdonato tanti peccati e non avrebbe Gesù potuto a lei perdonarli, se ella non l'avesse commessi.

Considera, mia carissima figliuola, questo grande artificio di misericordia: converte le nostre miserie in favori, e con la vipera delle nostre iniquità fa la triaca salutifera per le anime nostre. Dimmi dunque, di grazia, che non farà egli delle nostre afflizioni, dei nostri travagli e delle persecuzioni, che ci molestano? E' perciò se mai ti occorrerà di patire delle afflizioni, di qualunque specie esse siano, assicurati pure che, se ami Dio di cuore, tutto si convertirà in bene; ed ancorché tu non possa intendere da dove procede questo bene, allora più che mai sii certa che verrà senz'altro. Se Dio ti pone sopra gli occhi del fango dell'ignominia, ciò é non é che per restituirti la vista più chiara e renderti agli angioli suoi ammirabile come uno spettacolo ed amabile; e se Dio ti fa cadere, come praticò con San Paolo col farlo cadere da cavallo.

Per questo dunque delle cadute non ti perdere di coraggio, ma rianimati a nuova confidenza ed a più profonda umiltà. Scoraggiarsi ed impazientirsi dopo la caduta nel fallo é artificio del nemico, é un cedergli le armi, é un darsi per vinti. Questo dunque non farai, poiché la grazia del Signore é sempre vigile a soccorrerti.

La seconda massima che io desidero che tu porti sempre nel tuo spirito é che Dio é nostro padre; e che hai tu a temere, mentre sei figliuola di un tal padre, senza la provvidenza del quale non cadrà giammai un sol capello del tuo capo.

La terza massima é che devi osservare ciò che il Divin Maestro insegnò ai suoi discepoli: <<Che cosa vi é mancato?>>. Considera, mia brava figliuola, attentamente questo passo. Aveva Gesù mandato gli apostoli per tutto il mondo senza denari, senza bastone, senza scarpe, senza bisacce, vestiti di una sola tunica, e dopo disse loro: << Quando io vi ho così mandati, vi é forse mancato qualche cosa?>>. Ed essi risposero che nulla era mancato loro.

Ora io dico, figliuola, quando tu sei stata travagliata anche in quel tempo in cui sventuratamente non sentivi molta confidenza con Dio, dimmi, sei mai rimasta oppressa dal travaglio? Tu mi risponderai che no. E perché dunque, soggiungerò io, non avrai cuore per vincere tutte le avversità?. Se Dio non ti ha abbandonato nel passato, come potrà abbandonarti per l'avvenire, mentre più che nel passato vuoi da qui innanzi essere sua?. Non avere alcuna apprensione del male futuro. Se Dio ti fa camminare sopra le acque tempestose delle avversità, non dubitare, figliuola mia, non temere, Dio é con te, abbi coraggio e sarai libera.

La quarta massima é quella dell'eternità. Poco deve importare ai figli di Dio il vivere questi brevissimi momenti che passano, purché eternamente vivano nella gloria con Dio. Figliuola, considera che sei già incamminata verso l'eternità, tu già ci ai posto un piede; purché ella sia te felice, che importa che siamo per te sventurati questi transitori momenti?

La quinta massima che io ti scongiuro di tener sempre fissa nella mente é quella dell'apostolo San Paolo: << Guarda che io mi glori, in non altro che nella croce del mio Gesù>>.

Tieni nel tuo cuore, o figliuola, Gesù Cristo crocifisso e tutte le croci del mondo ti sembreranno rose. Quelle che hanno sentite le punture della corona di spine del Salvatore, che é il nostro capo, non sentono in modo alcuno le altre ferite.

 

 

 

Lettera di

 
 

Padre Pio a

 
 

Antonietta Vona

 
 

San Giovanni Rotondo, 16 Gennaio 1918

 
 

Mia carissima figliuola, Gesù sia mai sempre la tua grandezza, ed il mondo il tuo disprezzo! Il mondo crede di averti già perduta, o mia buona figliola; non ti tiene più per sua: bisogna sempre guardarsi che egli non ti riguadagni, perché sarebbe un perderti affatto il lasciarti guadagnare da questo sfortunato che Dio ha perduto e perderà eternamente.

Il mondo ti ammirerà, e malgrado il suo perverso umore, ti riguarderà  con onore quando di vedrà nell'altezza conservare diligentemente le regole della pietà e devozione savia, seria, forte, invariabile, nobile e tutta soave.

Vivi sempre rassegnata in tutte le contrarietà della presente vita. Tu ben sai, mia carissima figliuola, che Dio riserba la parte dei suoi figliuoli per la vita futura, e che per la presente non dà ordinariamente ai suoi prediletti, se non l'onore di tollerare molto e di portare le croci loro dietro a lui. Io vedo il tuo cuore, con gioia indescrivibile del mio, o figliuolo dilettissima, assiso e fermo sopra questa verità, e perciò benché per una parte io non possa trattenermi di partire con te nel vederti nella prova, poiché tu sei veramente mia figliuola concepita nel mio cuore nell'ora del dolore; per l'altra parte mi glorio con te nella croce del nostro Signore, poiché tu sei così felice di parteciparne, e non cesserò di pregare lo Spirito Santo che stabilisca sempre più il tuo nella sua ubbidienza, nel suo purissimo e santissimo amore.

 

 

 

Lettera di   Lettera di  
  Padre Pio ad   Padre Pio a  
  Antonietta Vona   Antonietta Vona  
  San Marco la Catola, 03 Maggio 1918   San Giovanni Rotondo, 21 Maggio 1918  
 

Io veggo, o mia carissima figliuola, con gioia indescrivibile del mio cuore, che tutte le stagioni dell'anno si trovano nell'anima tua, che talora senti l'inverno di molte sterilità, distrazioni, svogliatezza e gioie; ora le rugiade del bellissimo Maggio con l'odore dei tanti fiorellini, ora i calori del desiderio di piacere al nostro buon Dio.

Non rimane se non l'autunno, del quale, come è chiaro, non vedi gran frutti, però occorre bene spesso che il tempo di battere le biade e di premere le uve, si trovino raccolte maggiore di quello che permettevano le mietiture e le vendemmie. Lo so che l'anima vorrebbe che tutto fosse nella primavera e nell'estate; ma no, mia carissima figliuola, bisogna che vi sia questa vicissitudine così nell'interno come nell'esterno. Nel cielo solamente tutto sarà di primavera quando alla bellezza, tutto all'autunno quanto al godimento, tutto d'estate quanto all'amore. Non vi sarà alcun inverno, ma qui l'inverno è necessario per esercizio dell'annegazione, e di  mille altre belle virtù, che si esercitano nel tempo della sterilità. Cammina sempre di codesto passo, nelle vie dell'amore e non ti affliggere  se ti sembra che sia qualche volta un pò lento, purché ebbi l'affetto buono e risoluto, non puoi se non camminare bene.

Mi ebbi a suo tempo la sua gratissima ed ancora adesso mi è permesso dare riscontro. Io ti chiedo scusa per questo e di ringrazio di quanto in quella tua mi suggerivi.

Io credo e vorrei ancora più credere alle tue assicurazioni, essendo queste identiche a quelle fattemi ultimamente dai miei direttori consultati in questi giorni, ma non ti nascondo, mia buona figliuola, che la stessa credenza che io presto costituisce una nuova spina nel mio spirito. Ma fiat semper!

Tu non cessare di sempre aiutarmi con le tue preghiere presso Gesù, affinché le acque della contraddizione non abbiano da naufragarmi o da essere un laccio che trattengono dallo slanciarmi con la libertà nell'eterna ed infinita bontà. Io non cesso di far sempre memoria di te dinanzi a Gesù.

Ti saluto e benedico con la solita effusione.

 

 

Mia Carissima Figliuola, non temere le tempeste del rigido inverno, perché a misura che questo sarà più rigido, tanto più la primavera sarà ricca di fiori ed il raccolto sarà più abbondante. Checché dica e faccia il tentatore, Dio va ottenendo in te il suo mirabile fine, quale é da completare la tua piena trasfigurazione in lui. Non credere, mia dilettissima figliuola, ai sussurri ed alle ombre avverse del nemico e tieni ferma la verità contenuta in questa dichiarazione che fo in piena autorità di tuo direttore ed in piena sicurezza di coscienza. Temere di perderti tra le braccia della bontà divina é più curioso del timore del bambino stretto fra le braccia materne. Bandisci qualunque dubbio o ansia, che del resto sono permessi dalla carità infinita per lo stesso fine su accennato.

Quelle strette e quelle dilatazioni che senti nel cuore nascono dall'amore che spinge e dall'amore che attira. Quindi vivi tranquilla ed espandi pure la tua anima dinanzi all'eterno sole, e non temere i suoi cocenti  ed infuocati raggi. Spandi pure, dico, o figliuola dilettissima del mio cuore, la tua anima davanti a questo sole di eterna bellezza, se brami che si schiuda il bozzolo affin di sprigionare  da esso la formosissima farfalla. Abbi pazienza, figliuola mia, nel sopportare le tue imperfezioni, se ti sta a cuore la tua perfezione.

Rammentati che questo é un punto importantissimo se vogliamo progredire nelle vie che ci menano a lui. Quando non puoi camminare a gran passi per questa via, contentati di piccoli passi, aspettando pazientemente che abbia gambe per correre, o meglio ali per volare; contentati, mia buona figliuola, di essere per ora una piccola ape di nido che ben presto diventerà una grande ape abile a fabbricare il miele. Umiliati amorosamente avanti a Dio ed agli uomini, perché Iddio parla a chi tiene orecchie basse. Ascolta, dice egli alla sposa dei sacri cantici, considera ed abbassa le tue orecchie, dimenticati del tuo popolo, e dalla casa del tuo padre. Così il figliuolo amoroso sopra la tua faccia, quando parla al suo Padre celeste; ed aspetta la risposta dell'oracolo suo divino.

Iddio riempirà il tuo vaso del suo balsamo, quando lo vedrà vuoto dei profumi del mondo; e quando più ti umilierai, più egli ti esalterà.

 

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